Menu principale:
RECENSIONI
Pina Vicario ricorda Valentino Rocchi.
Valentino Rocchi se n’è andato in punta di piedi.
Ha telefonato in casa editrice ai primi di gennaio per chiedere la data di uscita di “GIOLINA”, il suo ultimo romanzo.
Il libro era in tipografia dal mese di dicembre.
Ha chiesto di accelerare i tempi perché doveva fissare la data della presentazione.
Era solo una bugia. Voleva vedere il suo ultimo lavoro pubblicato, prima di andarsene.
E GIOLINA è uscito in tempo perché lo potesse vedere ed è già in libreria.
Come in quasi tutti i romanzi, Valentino Rocchi, in GIOLINA pone al centro della narrazione una donna, la “Donna” che si riscatta dal suo stato di silenziosa sottomissione e diventa, inaspettatamente - in tempi di assoluta soggezione all’uomo - padrona e manager.
Recupera l’azienda agricola, che il marito, sregolato e prepotente, ha sovraccaricato di ipoteche, suscitando meraviglia in coloro che all’inizio l’hanno criticata e addirittura emarginata.
È un romanzo realistico, che assomma tematiche di estrema importanza ed attualità, pur essendo ambientato ai primi del ‘900.
Valentino Rocchi vi elargisce, al solito, la sua integrità morale, quel suo modo battagliero di sostenere i più deboli, di farli riscattare ed emergere dalla loro misera condizione sociale per elevarli verso gli strati più alti della società.
Anche in questo romanzo si nota la sua perfetta conoscenza della città di Pesaro e del territorio che la circonda, dell’arte, dei problemi sociali, dei vizi e delle virtù dei personaggi che agiscono nella storia narrata. I risvolti impensati portano il lettore a divorare le pagine per conoscere la conclusione della storia fino all’ultima pagina.
L’Agemina ha pubblicato quattro delle opere da lui scritte.
Sono romanzi irripetibili: “la Magia del fuoco”, “1504 - Notte all’Hostaria La Guercia”, “Confrontarsi con Karolina” e “Giolina”.
Intendeva pubblicare anche “L’uomo del Cardinale”, a cui stava lavorando ultimamente per revisionarlo. Peccato!
Quando un Autore di eccellenza se ne va, lascia un vuoto incolmabile tra i suoi lettori.
Giolina
di Valentino Rocchi
In copertina Maternità di Bruno Baratti
Edizioni Agemina
www.edizioniagemina.it
Narrativa romanzo
Pagg. 341
ISBN 9788895555263
Prezzo € 18,00
Recensione di Renzo Montagnoli
E’ fuor di dubbio che l’ultimo romanzo di Valentino Rocchi, pubblicato alcuni giorni prima della sua scomparsa, segni, dopo la parentesi giallistica di Confrontarsi con Karolina, un ritorno a un mondo e a temi a lui particolarmente cari, già oggetto di precedenti narrazioni. La civiltà contadina, che fa da sfondo alla Magia del fuoco e che è invece teatro, palcoscenico di La saggezza di Toni, L’eredità di Venanzio, Gli uomini di Bluma, La Padrona di Santa Maria, sembra quasi riemergere dai ricordi per un ultimo saluto al suo autore.
Certo è che Rocchi è stato un profondo conoscitore della realtà rurale fra le due guerre e negli anni immediatamente successivi all’ultima, descrivendola in modo tale da costituire una visione storica di vita, usi, costumi e condizioni di quel periodo. Quindi, in aggiunta agli interessanti e importanti temi trattati, i suoi lavori finiscono con l’essere schemi archeologici di un’epoca e di una società che non esiste più.
Ha ragione Ferdinando Camon quando dice e scrive che la civiltà contadina è finita e perciò va dato merito all’autore padovano e a quello pesarese per averla riportata alla luce, per averla fatta conoscere a generazioni che ignoravano e che ignorano tuttora di come fosse il mondo delle campagne tanti anni fa.
Valentino Rocchi guarda a quella società, composta per lo più da miseri, con uno straordinario affetto, proprio di chi è giustamente convinto che il tempo delle stagioni, che regola la vita dei campi, sia l’unico per gli uomini, con quelle ore di lavoro che vanno dal sorgere del sole al suo tramonto, una metafora della vita che ogni giorno si rinnova.
Se ha un occhio pietoso per i casanti, cioè coloro che offrivano le loro braccia per brevi periodi o anche per alcune ore, ha un particolare riguardo per i mezzadri, illusi di avere le mani sulla terra che lavorano e sempre indebitati nei confronti dei padroni, che così li soggiogavano e li rendevano simili ai servi della gleba.
Da figlio di quella terra Rocchi non può evidentemente dimenticare l’indigenza di questi coltivatori, mai tale da farli morir di fame, ma al limite della sussistenza, con la certezza pressoché totale che nulla sarebbe potuto cambiare. Del resto i padroni erano per lo più esosi, prepotenti, alcuni pregni di stravizi, come nel caso di Pietro, giocatore incallito e galletto della zona, in cui è forte il senso della potenza al punto di violare le donne che non intendono cedere.
Quindi, anche l’aspetto femminile rientra in un quadro generale di soggezione, di cui è parte anche la padrona, Bianca, moglie di Pietro, una donna che nonostante l’epoca (siamo agli inizi del XX secolo) riuscirà a riemergere da quel fango di prepotenze, riservato al suo rango di “non maschio”.
Se il titolo del libro è Giolina e non è il soprannome di una femmina come invece si potrebbe pensare, la vera protagonista, attorniata da numerosi comprimari, alcuni dei quali quasi con la sua stessa evidenza, è proprio lei, Bianca, capace di reagire alla sua condizione imposta di essere inferiore e di dimostrare, con l’intelligenza e con quell’intuito che è proprio del gentil sesso, che il mondo può cambiare, che questo non deve essere solo dei maschi, ma che su questa nostra terra siamo tutti uguali al punto che identiche devono essere le opportunità.
Ne nasce un affresco corale di grande bellezza, dove i protagonisti, il paesaggio, gli animali, le storie hanno un nesso logico; non ci sono comparse nel senso stretto del termine, perché anche i volti anonimi di coloro che ascoltano la messa sono nell’insieme l’emblema di un ceto e qui si innesta un altro discorso caro all’autore, vale a dire quel senso innato di solidarietà, di riscatto sociale senza violenza, di rivendicazione della propria dignità che pagina dopo pagina emerge dalle righe divenendo palpabile e che dona all’opera un ampio anelito di libertà e di uguaglianza.
In questo contesto non si può non evidenziare come in Valentino Rocchi non alberghi mai l’odio, anche nei confronti dei personaggi più esecrabili, bensì sia diffuso e tangibile un autentico senso di pietà. Quindi siamo ben lontani da rivendicazioni di giustizia violente e foriere di scontri insanabili, perché tutto viene stemperato in un generale quadro di misericordia che porta, a piccoli passi, a una visione di speranza di un mondo in cui tutti abbiano la consapevolezza di essere egualmente indispensabili.
In Giolina ci sono pagine che portano alla commozione, mai pretesa, mai reclamata, nel pieno rispetto della personalità del lettore e s’accompagnano spesso allo sfondo di una natura ancora in sintonia con l’uomo, una natura amica perché di essa l’uomo ha rispetto.
Mentre leggevo, scorrevano nella mia mente tutti i personaggi, immaginati a modo mio, come appunto voleva Rocchi, non imponendo, ma proponendo.
Giolina è l’ultimo canto a una civiltà scomparsa, sostituita dalla freddezza delle macchine, da un’attività divenuta quasi industriale, spersonalizzante, non più secondo gli atavici ritmi della natura.
Bianca, il burbero ma buon Simone, la sfortunata Sabina vi resteranno nella memoria, perché vi accorgerete di averli accanto a voi.
Quanto a Giolina, questo personaggio è quasi una metafora, il passaggio da un mondo all’altro, senza che sia cosciente di quel che è, da dove viene e dove va.
Nei primi rilievi dietro a Pesaro, alla Badia, ove è ambientato il romanzo, voglio sperare che fra quei personaggi inventati, magari su delle piccole basi concrete, ombre ideate dalla fantasia, aleggi lo spirito di Valentino, riunito per sempre alle sue creature.
La lettura è senz’altro più che raccomandata.
VALENTINO ROCCHI (Savignano sul Rubicone, 1929 – Pesaro, 2010)
Ha pubblicato: “Una Storia a Castelvecchio” (Società editrice Il Ponte Vecchio – Cesena); “L’Eredità di Venanzio” (Guaraldi - Rimini) Vincitore del Premio letterario “Il Pungitopo” 2001.“Notte all’Hotel La Guercia” (Argalìa Editore);“Gli uomini di Bluma” (Giraldi Editore) II Classificato al Premio “Palazzo al Bosco”, 2002;“La saggezza di Toni” (Giraldi Editore);Esce nell’anno del V centenario della morte di Pandolfo Collenuccio, uomo di corte e di legge, dalla vita straordinariamente avventurosa: “Notte all’Hostaria La Guercia”, Pandolfo Collenuccio, uomo di corte del XV secolo, (Giraldi Editore) ambientato nel XV secolo, di cui è l’autore è profondo studioso e conoscitore; nel 2008 “La Magia del fuoco” (Agemina) e “1504 – Notte all’Hostaria La Guercia” (Agemina); nel 2009 “Il pianoforte a coda” (Giraldi Editore), “La padrona di Santa Maria” (Giraldi Editore), “Confrontarsi con Karolina” (Agemina), nel 2010 “Giolina” (Agemina)
Giolina
di Valentino Rocchi
In copertina Maternità di Bruno Baratti
Edizioni Agemina
www.edizioniagemina.it
Narrativa romanzo
Pagg. 341
ISBN 9788895555263
Prezzo € 18,00
Valentino Rocchi
1504 – Notte all’Hostaria “La Guercia”
Pandolfo Collenuccio uomo di corte del XV secolo
(romanzo storico)
Prefazione di Renzo Montagnoli
Edizioni Agemina - 2ª edizione
9788895555119 – pagine 296 – Euro 18,00
Già ho scritto qualche tempo fa di questo bellissimo romanzo storico, allorché risultava edito da Argalia e con il titolo di Notte all’Hostaria La Guercia.
Mi risulta quindi difficile riparlarne in altri termini, per quanto in questa seconda edizione non sia cambiato solo il titolo, ora più indovinato ed esplicativo, ma anche perché opportunamente l’autore ha colto l’occasione per apportare piccole modifiche, per la verità nulla di importante, ma che hanno finito per perfezionare un’opera già originariamente di elevato livello.
A suo tempo avevo scritto che era un capolavoro e anche ora il mio giudizio resta invariato, perché l’impronta, la struttura mantengono le stesse caratteristiche che così tanto mi avevano impressionato.
Quella notte trascorsa in una cameretta dell’Hostaria La Guercia è lunga un’intera vita, costituisce l’occasione per l’uomo Collenuccio di ripensare al lungo percorso che l’ha portato fin lì. E se il personaggio storicamente si presenta di notevole interesse, quello che permea di grazia tutta l’opera è la sua essenza, è quello spogliarlo dei panni di protagonista famoso di un’epoca per metterlo a nudo, per ricondurlo al suo stato di uomo fra gli uomini.
È solo così, infatti, che ci è consentito di avvicinarlo, di vivere con lui, di essere parte dei suoi sentimenti.
Se fosse rimasto un personaggio idealizzato, ben staccato nelle sue caratteristiche da quelle di tutti i mortali, non avremmo potuto apprezzare le bellissime pagine della sua iniziazione alla vita sessuale, né avremmo potuto comprendere i suoi tormenti, né essere partecipi delle sue pene d’amore.
Così, in una notte dal futuro molto incerto, anzi dalla sensazione che non ci sarà un futuro, Pandolfo Collenuccio, nel raccontare di se stesso, finisce con il dialogare con noi, proponendoci episodi in cui non è difficile che ci possiamo riconoscere, ma il tutto con una delicatezza che dona al ricordo la dimensione della sacralità, lo fa diventare una testimonianza indelebile di una vita vissuta.
Quel rievocare il tempo andato alla luce dei dubbi e dei patemi d’animo del presente impregna tutto il romanzo di una velata malinconia, umanizza il personaggio e in tal modo lo fa sentire parte di noi.
Così la sua emozione del primo rapporto con Maria, chiamata affettuosamente ‘susina acerba’ per le sue qualità estetiche, diventa anche la nostra emozione, la sua nostalgia per questo primo amore finisce con l’essere anche la nostra e, sebbene per un naturale senso di conservazione non moriamo con lui (una pagina, questa, di altissima letteratura), però siamo lì presenti e diventa veramente difficile riuscire a trattenere le lacrime.
Ma anche l’aspetto storico è tutt’altro che secondario, con la descrizione di un’epoca e con un corollario di personaggi anche famosi che non finiscono lì a caso o che vengono citati solo per convenienza, ma perché c’è una precisa ragione logica che li colloca nella trama, rispondendo di fatto a quello che avvenne veramente.
Si riesce così a tornare indietro nel tempo, quasi ci si cala nel mondo del quindicesimo secolo, in compagnia di questo protagonista che in effetti fu un grande cortigiano e diplomatico.
Incontreremo così Poliziano, Pico della Mirandola, i Borgia e così via, in un affresco storico che nulla lascia alla fantasia, ma che interpretato in chiave romanzesca risulta particolarmente avvincente.
È strana, comunque, la vita. Io non sapevo nulla di questo Pandolfo Collenuccio, ma da quando ho letto questo libro mi sembra che sia diventato un vecchio amico, il cui ricordo ormai mi accompagna.
Renzo Montagnoli recensisce “La Magia del Fuoco” di Valentino Rocchi
LA MAGIA DEL FUOCO
di Valentino Rocchi
Recensione di Renzo Montagnoli
E’ da diverso tempo che non leggevo un libro così, uno di quei testi che ti avvincono piano
piano e che arrivati a un certo punto ti impongono di non sostare, ma di continuare per
arrivare fino alla fine in un crescendo di tensione emotiva.
Non è né un noir, né un giallo, anche se c’è una certa vicenda di incendi che conferisce una
leggera atmosfera di mistero; è invece un romanzo di sentimenti, di vita vissuta e di profonde
riflessioni.
Ambientato fra le due guerre, è uno spaccato di vita contadina descritta con finezza e rara
abilità, con una famiglia patriarcale, dove il primogenito è padre e padrone e in cui le leve del
potere e del denaro sono predominanti.
In questo contesto spicca la figura di Benvenuto (per tutti Nuto), un bimbo nato zoppo e
con uno straordinario talento naturale per la pittura e la scultura. La libertà innata dell’artista
cambierà ataviche tradizioni e consuetudini e proietterà un mondo antico verso il nuovo.
Ma è anche una storia di sentimenti, di iniziazione alla vita sessuale raccontata con una mano
leggera che è riuscita a nobilitare istinti e passioni con sfumature e dolcezza. La scabrosità,
nonostante alcune situazioni, è del tutto inesistente e questa è una grande capacità dell’autore
che non scivola mai, ma che anzi ci concede un erotismo raffinato, dove carnalità e amore si
fondono in un unico pathos.
Seguire passo passo la vicenda di Nuto è come immergersi nella magia di un mondo quasi
sconosciuto, ma reale, dove la capacità di osservare dello scrittore si traduce in pagine di
notevole bellezza, alcune delle quali simili alla prosa poetica.
E questo accade grazie a uno stile sobrio, mai ridondante, dove l’autore, pur presente,
riesce a celarsi perfettamente dietro i suoi personaggi, così che ne deriva una lettura agile,
scorrevole e appunto assai gradevole.
Non c’è una parola di troppo, né una di meno, in un’armonia che rasenta la perfezione e
che contribuisce non poco a infondere al lettore un senso di grande serenità.
Aggiungo che stupisce anche la capacità di descrivere l’arte pittorica e addirittura quella
delle ceramiche, illustrata in modo mai greve, anzi direi avvincente.
Dulcis in fundo, il romanzo termina in modo logico, anche se non del tutto scontato, ma soprattutto
come inconsciamente il lettore desidera che avvenga.
Definire questo libro un capolavoro mi sembrerebbe forse eccessivo, anche se vi si avvicina
molto, ma comunque resta sempre un’opera di alta eccellenza, un autentico gioiello nel panorama
letterario non solo italiano.
La lettura, quindi, non è solo consigliabile, ma veramente raccomandabile.
Paolo Montanari recensisce la “Magìa del Fuoco” di Valentino Rocchi
LA MAGIA DEL FUOCO
di Valentino Rocchi
Recensione di Paolo Montanari
DA “IL MESSAGGERO – Lunedì, 14 gennaio 2008 - pag. 45 - ROMANZO
La magìa del fuoco è l’ultimo romanzo del prolifico scrittore VALENTINO ROCCHI, appena
uscito nelle librerie di Pesaro.
Anche in questa fatica narrativa, la prosa di Valentino Rocchi è pittoresca, scultorea, capace
di penetrare i sentimenti più profondi del lettore.
Perché questo titolo?
«È un libro magico, come si evince dal titolo. Il personaggio principale si avvale del fuoco per
elevarsi psicologicamente e socialmente dalla piccola società contadina ancora legata
all’ancestrale concetto del padre-padrone».
Anche in questo romanzo, Valentino Rocchi si avvale di un personaggio “diverso”. Perché?
«Perché l’innalzarsi è assai più difficile per chi abbia già fin dalla nascita le caratteristiche
che dovrebbero farne un vinto. Nuto, il personaggio del romanzo, si avvarrà del fuoco per
farne strumento della propria liberazione.»
Qual è la vicenda del romanzo?
«In una famiglia contadina dell’entroterra pesarese dei primi del Novecento, si trova un ragazzo
illegittimo e con un’anomalia fisica. In quella società diverrebbe un uomo senza avvenire.
Il motivo della solitudine e dell’attaccamento alla “roba”, in senso veristico del termine,
investe tutta la famiglia mentre il genio di Nuto è lì per dargli una spinta, uno slancio, un’energia
creativa che trova nel fuoco un simbolo universale. Il romanzo è diviso in due parti: la prima
è narrata in terza persona; la seconda, alla morte della madre, in prima persona, perché Nuto
vestirà quel carattere e personalità che aveva dovuto tenere nascosti alla madre e alle regole
di quella società»
Ivana Baldassarre recensisce “La magìa del Fuoco” di Valentino Rocchi
LA MAGIA DEL FUOCO
di Valentino Rocchi
drecensione di IVANA BALDASSARRE
Da “IL Resto del Carlino” del 28 gennaio 2008 Pag. 26
Primo Piano
«LA MAGIA DEL FUOCO» FORGIA CERAMICHE
È in libreria l’ultimo romanzo di Valentino Rocchi intitolato «La magìa del fuoco» (Ediz. Agemina).
Rocchi è un caso letterario cittadino esploso come un inatteso fuoco d’artificio, quando la pensione
pareva condizionare la vita di questo personaggio conosciuto e amato da tutti e che aveva svolto la
sua professione di direttore dei mercati pesaresi. Tutti sanno della sua simpatia, della straordinaria
capacità di raccontare barzellette a getto continuo, della sua «severità» professionale, ma nessuno
avrebbe previsto che, una volta chiuso il sipario di quel «teatro» quotidiano che sono i mercati,
Valentino sarebbe diventato un romanziere. Un vero inesauribile romanziere che ha meritato premi,
riconoscimenti, edizioni importanti e un entusiastico successo di pubblico. È stato come se tutte le
storie, i fatti e le facce che la sua professione gli proponeva, si andassero a sistemare in un suo
personale archivio continuando a vivere come memorie. E, appena Valentino ha avuto tempo, ricordi,
luoghi, persone e storie sono riaffiorati offrendo a questo romanziere - affabulatore ancora in
incognito, mille storie che lui stesso era già pronto a raccontare. La sua prosa gradevole e puntuale
si arricchisce di una minuziosità descrittiva ricca e lenticolare alla Bassani che, assieme ad una
naturale predisposizione al racconto, ad una diligente scrittura e una vivace vena «documentaria»,
possiede facile leggibilità che alterna chiarezza di stile con chiarezza di idee. Circola tenace l’attenzione
su un’antropologia rurale del nostro territorio – tema caro a Rocchi – che analizza la «realtà
sociale contadina dei primi del Novecento, quando ancora vigeva la legge del primogenito». Da
questo microcosmo di inquietante tirannia domestica, che pareva escludere ogni riscatto individuale,
si libera Nuto, un ragazzo illegittimo vittima di una malformazione fisica.
Dalla sua passione-vocazione per l’arte, per il disegno, per plasmare la creta, gli si sprigiona una
forza, un’energia creativa capace di trasformare una vita che pareva non valesse nulla. Arte come
strumento del riscatto. Ed è proprio «La magìa del fuoco» che, assieme alla terra da plasmare e alla
abilità disegnativa, rivela a Nuto quel meraviglioso percorso verso l’Arte come vocazione, come
biologico mezzo per creare, come riscatto esistenziale.
Se i precedenti Romanzi di Valentino Rocchi (esclusa la storia di Collenuccio, che è romanzo
storico stellare) guardavano con attenzione ai poveri destini attorcigliati su quotidiane e feriali
difficoltà e riscattati solo da forti sentimenti carnali, ne «La magìa del fuoco» l’autore fa uno scarto
culturale e intellettuale in più: nobilita la vita di Nuto con i bagliori del fuoco di un’arte antica e
pesaresissima che si chiama ceramica. Il pensiero di dedicare questo libro al grande ceramista Bruno
Baratti è dolcissimo e meritorio, quasi un ringraziamento per avergli permesso, con la sua vicinanza
e la sua amicizia, di capire, o oggi raccontare, quel transitare avventuroso e miracoloso che la
«materia» fa diventare «opera d’arte».
Roberto Mazzoli recensisce “La Magia del Fuoco” di Valentino Rocchi
LA MAGIA DEL FUOCO
di Valentino Rocchi
Recensione di Roberto Mazzoli
Da “IL NUOVO AMICO” n. 3 del 27 gennaio 2008 - TERRITORIO E CULTURA - PAG. 22
Pesaro – Appena qualche mese fa avevamo recensito il romanzo “La saggezza di Toni” di Valentino
Rocchi. Oggi torniamo a parlare di un nuovo libro del “pesarese” di Savignano sul Rubicone: «La
magia del fuoco».
Con la sua inconfondibile impronta, l’autore ci porta nuovamente nella nostra campagna dei primi
decenni del Novecento. Qui una famiglia di mezzadri si trova a gestire l’arrivo inatteso di un nipote
illegittimo, che una sorella ha avuto dal padrone del podere. Il bambino protagonista del libro è
Benvenuto, detto Nuto, che nasce con una malformazione al piede ed è costretto a subire le ferree
regole della famiglia patriarcale, ora “disonorata” dalla sua presenza.
Tutto però cambia quando, alla morte prematura del padrone, la madre di Nuto eredita il podere. Si
prospetta così per Benvenuto un futuro da proprietario e capo-famiglia, ma il bambino è ancora
piccolo e quasi tutti gli altri componenti della famiglia non sono disposti a cedere i nuovi privilegi
ora raggiunti. L’autorità dello zio, che ben presto diventerà tutore del bambino, verrà esercitata
cercando di controllare e prevenire le possibili mosse di Nuto. Il protagonista intanto cresce, in un
contesto familiare difficile, sviluppando una grande passione per l’arte figurativa. Dopo la 5^ elementare
a causa del suo impedimento fisico, che non lo rendeva adatto al lavoro dei campi, la
famiglia lo indirizza alla scuola del Convento dei Cappuccini, nella speranza che possa entrare in
seminario. Ma il suo talento per il disegno viene notato da alcuni insegnanti che lo spingono verso
la sua inclinazione.
Alla morte della madre, quel bambino, sempre relegato in fondo alla gerarchia familiare, eredita
tutto e, ormai adolescente, inizia a fare le sue scelte di libertà, in contrasto con le ambizioni della
famiglia che dovrà, suo malgrado, accettare il cambiamento e le decisioni del protagonista.
La rivincita di Nuto dovrà ancora maturare completamente e viene riservata al finale del libro, che
si conclude con un crescendo di pathos e sentimento. L’immedesimazione del lettore con il personaggio
principale diviene poi totale quando Valentino Rocchi, dopo avere svolto l’intero racconto
in terza persona, affida le ultime pagine alle parole del protagonista, facendo parlare direttamente
Nuto. Un colpo da maestro di cui sono capaci solo i grandi geni della narrativa. E possiamo affermare
con certezza che Rocchi si pone oggi come uno tra i maggiori scrittori presenti a pesaro e nel
panorama nazionale.
La Magia del fuoco – pagg. 176 – Edizioni Agemina – euro 14,00 - ISBN 978 889 5555-01-0
Forchielli recensisce “La Magia del Fuoco” di Roberto Rocchi
LA MAGIA DEL FUOCO
di Valentino Rocchi
Recensione di Alfonso Forchielli
Da LA CERQUA n. 1 del gennaio 2008 - Comunità Marchigiani di Bologna
Le storie marchigiane di Valentino Rocchi
Quelli come noi che amano la propria terra, non possono ignorare l’avvincente opera
di Valentino Rocchi, scrittore pesarese che alle Marche ha dedicato i suoi libri migliori:
“Una storia di Castelvecchio”, “L’eredità di Venanzio”, “Gli uomini di
Bluma”, “La saggezza di Toni”, “Notte all’Hostaria la Guercia”.
Nei suoi lavori, Rocchi pensa spesso all’ambiente marchigiano, che dimostra di conoscere
senza incertezza. I personaggi che egli descrive e le vicende che egli racconta
non sembrano usciti da una fertile fantasia, ma da episodi di vita vissuta. Tanto è
precisa l’indicazione delle circostanze, tanto acuta è l’analisi psicologica dei protagonisti
che più volte anima un dialogo dove le espressioni tipiche della nostra parlata
assumono valore letterario.
L’ultima fatica di Rocchi ha per titolo “La Magia del fuoco”. Vi si narra di un
giovane, Benvenuto, o semplicemente Nuto, che riesce a superare la condizione di
umile figlio illegittimo grazie alla sua tenace volontà e al suo talento di artista. Tutto
si svolge in un piccolo centro della campagna di Pesaro, ben familiare a Rocchi,
mentre passano anni indefiniti, forse anteguerra o subito dopo. Dobbiamo essere
grati a Rocchi, attento divulgatore delle nostre tradizioni.