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recensioni

Nicoletta Corsalini
ORIANA FALLACI. Amore , vita e morte nelle sue opere
Collana: Critica letteraria
Edizioni Agemina
9788895555720
pagg. 312 € 17,50


Recensione di Emilio Diedo


Nicoletta Corsalini, grazie a quest’ulteriore pubblicazione, dimostra d’essere scrittrice a tutto tondo. Dopo almeno quattro deliziose sillogi poetiche (dal 1999 al 2012) ed una significativa raccolta di racconti (Sassi sulla Strada, del 2014) a quattro mani, con Antonio Ranellucci, in cui è denunciata l’umiliante situazione delle donne continuamente vittime di violenza sia corporale sia psicologica, ora si presenta col biglietto da visita della saggista. E che saggista! di prim’ordine. Affrontando l’ostica, complessa, ma di contro affascinante materia monografica sulla scrittrice, giornalista e narratrice, Oriana Fallaci (Firenze, 29 giugno 1929 † 15 settembre 2006). Personaggio ormai assurto a mito d’uno spregiudicato scrivere. Querelle tutte le volte di realtà nude e crude, più che mai attuali nel loro scritturale compiersi, frutto di pericolose missioni giornalistiche, di molteplici reportage al cardiopalma. Nell’appropriarsene, la Fallaci in più d’un’occasione ha messo a repentaglio la vita, per cercare di carpire l’ebbrezza d’uno spot sensazionale e, più in senso lato, d’una letteratura avvolgente, confezionando notiziari-narrazioni d’un interesse sconvolgente. Avventure che forse le erano congeniali per innata predisposizione al rischio qualora vi fosse una concreta drammatica realtà da estrarre, come il coniglio da un cappello, dalla penombra d’una cronaca per varie motivazioni affossata, congelata nell’acerbo limbo della storia mancata. Storia ovviamente da intendersi precipuamente, in questo specifico passaggio, come materia scolastica e non esclusivamente quale movente narrativo. «Il percorso umano e artistico di Oriana Fallaci è stato anche un viaggio alla ricerca del significato dell’essere uomo, delle antinomie legate alla sua esistenza, alla sua moralità, all’esternazione dei sentimenti, all’uso della ragione». È ciò che, assai obiettivamente, scrive Nicoletta Corsalini a p. 65, cfr. § 2. Per non morire insieme al sole.
  Il triangolo amore vita morte, triplice elemento di studio, eloquentemente esternato nel titolo del saggio, è dunque una sorta di metronomo che scandisce un modus vivendi prima ancora che una modulistica di scrittura giornalistica e narrativa. Il vissuto della Fallaci, tra lavoro e passione, ha lasciato ai posteri uno stampo di ‘terrestre eternità’ (la sua vita, sconfinante nell’infinità della memoria), incorniciata, e suggellata dalla sua dipartita, nell’amore, in tutti i sensi (concettuale e materiale), complementare nell’idea somatica.
 La Fallaci, a partire dal 1958 e fino al presente, ha pubblicato una ventina di romanzi, anche oltre la sua dipartita (ben quattro postumi). Ed altrettanti rilevantissimi articoli di portata internazionale, scrivendo, tra le varie testate giornalistiche, per L’Europeo ed il Corriere della Sera. Dall’altra parte della medaglia, ossia nel verso passivo che la riguarda, oltre al presente segmento della Corsalini, una marea di opere critiche si sono succedute su di lei, tra virtuale e cartaceo. Una letteratura vastissima se la si rapporta agli appena otto anni dalla sua scomparsa.
  Furio Colombo, citato da Nicoletta Corsalini ad ampio, illuminante, molto raziocinante esergo nell’Introduzione, anticipa le più palesi peculiarità, quelle doti che fanno di Oriana Fallaci la scrittrice-giornalista impegnata ed incisiva, riassumendole in: «forza, intelligenza,


documentazione, esperienza, bravura, persino femminilità». La sua connotazione, iscritta nel dna, di non voler avere padroni l’avrebbe elevata ad una «parità assoluta», come a voler dire: «provate
voi a fare quello che una donna può riuscire a fare, quando s’impegna davvero e quando lotta davvero per farlo», cfr. p. 21.
  Inequivocabili i richiami che la Corsalini evidenzia sottolineando l’ambiguità ideologica della Fallaci nell’identificare e soppesare la vita e la morte. Riferimenti talora manifestati in maniera nettamente demarcata ma spesso e volentieri in un modo pressoché coincidente. O quanto meno convergente, decretando l’assorbimento dell’una nell’altra e viceversa. Molto spesso, dal punto di vista etico, con espansioni anche esacerbanti, davvero acide, o se non altro frutto di troppo perentoria, impulsiva riflessione.
  Analogamente accade per il concetto di Dio, che si perde nelle contraddizioni sorreggenti realtà effettiva e filosofia. Simbolico il brano che la nostra saggista rievoca dalla letteratura della Fallaci, a p. 59: «Ti ci mettono [al mondo] e basta: se addirittura non pretendono che tu ne sia grato perché “la vita è un dono di Dio”».
  Più per esteso Nicoletta Corsalini, coinvolgendo il terzo elemento, preannunciato per primo nel sottotitolo, l’amore, altrettanto primario e basilare nello studio della Fallaci, osserva quanto siano emergenti «i dubbi sull’esistenza di Dio, il rapporto problematico donna-uomo, i diversi e controversi modi di vivere l’amore, la solitudine dell’individuo», cfr. successiva p. 60. Non è un caso che in Penelope alla guerra (ed. 1962) la giornalista si personifichi nei panni d’una Giò (Giovanna) che voleva apparire, anche nel nome, non molto dissimile alla mascolinità.
  In detto romanzo oltretutto è anticipata in maniera parossistica la serie di domande, troneggianti come il lampo che prelude al temporale, più nitidamente poste in Niente e così sia e in Un uomo: «Dimmi, l’amore, cos’è?»; «La vita, cos’è?»; «E la morte, cos’è?».
  È allora doveroso far notare come nella risposta riguardante l’amore si possa cogliere l’eloquenza d’una cosmica apertura, esaustiva, onnicomprensiva ed assiomatica: «Ogni amore è lecito quando si tratta di autentico amore». Pensiero comunque pressoché analogo circa le altre due argomentazioni comprimarie, vita e morte. In tutte e tre emerge l’esistenza quale gravitazionale forza cosmica, antropocentrica.
  Ma sono tanti gli esempi che la nostra saggista trae dalla ricca letteratura della Fallaci, cogliendo proprio il triplice presupposto dell’analisi in questione.
  È oltremodo evidente, e, considerato il temperamento della Fallaci, non potrebbe essere diversamente, come il suo intimo rapporto con il mondo non potesse essere diverso. Si pensi alla sua duplice mancata maternità – cfr. Lettera a un bambino mai nato – ed al suo principale, turbato e drammatico rapporto amoroso con Alexandros Panagulis – cfr. soprattutto Un uomo –, nonché alla sua plurima esperienza di reporter, che in più d’un’occasione vide messa seriamente a repentaglio la vita, fino al punto d’una mancata – in maniera estremamente grottesca, dal lato emozionale – fucilazione.
  La Corsalini ha evidenziato fin dall’inizio la particolarità principale dello scrivere romanzi della Fallaci, ponendola in un movimento letterario cosiddetto The New Journalism, ch’esordì nei primi anni ’60 in America, grazie a Tom Wolfe, Norman Mailer, Truman Capote, Joan Didion, Terry Southern, Robert Christgau, Gay Talese, Hunter Stockton Thompson ecc., che, nella sostanza, sposa il giornalismo alla narrativa. Dando luogo alla genesi del romanzo-reportage, noto anche come Nonfiction novel. Un «narrare storie vere con personaggi reali», cfr. Nicoletta Corsalini alle pp. 25-26. E spesso, nel caso della Fallaci, il suo «romanzare eventi e fatti di cronaca» corrisponde ad una «biografia romanzata», in quanto trattasi di parentesi autobiografiche, cfr. p. 43.
  In conclusione posso certificare che la penna di Nicoletta Corsalini, con questo profondo, ben curato saggio, basato sulla speculazione della totalità degli scritti della Fallaci, ha saputo


magistralmente esprimere al lettore la sua immancabile bravura, d’indagine oserei dire ermeneutica. Ben oltre l’esegesi. In un settore della letteratura molto particolare, tanto praticato ma non sempre rispettato a dovere. Sì, v’è riuscita, e benissimo anche. Mettendo in risalto, precisamente a fine lavoro, ossia al punto giusto, ed è quello che mi accingo a fare io, l’idea che «Oriana Fallaci […] attraverso le pagine dei suoi libri continuerà a srotolare domande sull’enigma chiamato vita, su Eros e Thanatos, a tutti coloro che le leggeranno», cfr. p. 296.

Emilio Diedo




Recensione di MONICA FLORIO (da www.literary.it, nr. 2/2015)              

Come copertina della sua dettagliata biografia su Oriana Fallaci, Nicoletta Corsalini ha scelto un’istantanea poco nota che mostra la giornalista volteggiare nelle acque di una spiaggia veneziana mentre era in corso il Festival del Cinema.
Questa posa da diva, ricordo dell’estate del 1960, appare in contraddizione con l’immagine forte e dura che la Fallaci ha lasciato di sé attraverso i suoi scritti e rivela la “vis comica” di un personaggio complesso e scomodo, di cui resta traccia nel romanzo “Un cappello pieno di ciliegie”, epopea familiare apparsa postuma nel 2008.
Sempre in prima linea, la scrittrice fiorentina ha eletto i temi dell’amore, della morte e della vita a elementi portanti della sua produzione, nella quale si intrecciano letteratura e giornalismo (i romanzi-reportage, frutto della sua esperienza come corrispondente di guerra in Vietnam e Libano), lavoro e scrittura, realtà e fantasia.
A una figura così estrema la Corsalini si è accostata con rispetto e obiettività, senza trascurare nella sua indagine la donna con le sue fragilità e il coraggio mostrato persino durante la malattia, il cancro, l’unico nemico a cui si è arresa.
Ne è scaturito un libro coinvolgente e ben documentato, efficace nel ripercorrere, attraverso la vicenda personale di questa leggenda del nostro tempo, la Storia che la travalica e che lei da cronista ha saputo così bene raccontare.



 
 
 
 

ANNUNZIATA BERTOLONE
OLTRE IL SENTIERO, GLI ULIVI D’ARGENTO
Collana di narrativa “I TIPI”
Copertina di Valeria Salvo
Edizioni Agemina
9788895555904
Pagine 168 € 13,00

Recensione del Dr. Elio Anastasio

Il romanzo della Bertolone “Oltre il sentiero, gli ulivi d’argento” non vuole essere una cronaca puntuale, dolorosa e coraggiosa della condizione femminile del nostro tempo. Condizione, sembra appena il caso di ricordarlo, che affonda le sue radici nel mondo pre-cristiano.
Certo c’è la denuncia, chiara ed inequivocabile. Ma non si esaurisce in questa la vicenda di Giovanna, la protagonista ed io narrante del romanzo.
Non è un romanzo denuncia è qualcosa di più e di letterariamente diverso e di gran lunga migliore e completo. È un romanzo storico. Un romanzo in cui la protagonista, Giovanna, non rimane schiacciata, annullata in tutto il suo essere di donna, tutta declinata al femminile, da una vita di coppia fatta di insulti, minacce, derisioni, schiaffi. Giovanna, nonostante tutto questo vortice opaco del male, in cui si trova a vivere, vede l’incanto ineffabile del creato e lo traduce in un rigo (o in un verso?)… “a volte s’intravede la luna che sta tramontando immersa in merletti di nuvole candide ed evanescenti”.
Se poi le si chiede se è stata felice, la sua risposta è si! Lo è stata anche quando pensava di non esserlo. Felice di essere stata madre e nonna. Felice di essere stata donna, sempre declinata al femminile. Perché? Perché maschio e femmina sono, certo diversi fisicamente, ma uguali nei diritti e nei doveri, nei dolori e nelle gioie.
Non oltre per non sciupare al lettore l’incanto della narrazione.

 
 
 
 
 
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