EDIZIONI AGEMINA


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PINA VICARIO

RECENSIONI

Pina Vicario

Le recensioni

I confini del tempo
di Pina Vicario
(poesie)
Presentazione di Luigi Tassinari
Prefazione di Vincenzo Armone
Edizioni Agemina - ISBN: 9788895555027
www.edizioniagemina.it
edizioniagemina@alice.it
Pagg. 125
Prezzo: € 10,00


Recensione di RENZO MONTAGNOLI

Ogni volta che apro un libro di poesia è necessario che dimentichi che ne scrivo anch’io; ciò per spogliarmi di quella naturale tentazione di fare un raffronto, dal quale inconsciamente uscirei inevitabilmente vincitore.
Leggere le poesie di un altro autore deve prescindere dal fatto che debba sussistere una valutazione con la propria produzione, ci si deve spogliare della veste di poeta per accedere umilmente all’arte altrui, consapevoli che in tal modo ci si può immergere nelle emozioni e nei sentimenti che vengono espressi in versi.
Ciò premesso, ho per le mani una raccolta di sillogi di Pina Vicario dal titolo I confini del tempo; conosco Pina, non personalmente, ma come autrice, tanto che alcune - in verità poche - poesie fanno bella mostra sul mio sito Arteinsieme. Ha un suo stile personale che porta a un fluire dei versi quasi naturale, con la caratteristica di una immediatezza che consente di comprendere abbastanza facilmente il senso dell’opera.
In questa raccolta sono presenti sette sillogi tematiche oltre a un’ottava assai piccola (tre poesie non accomunate al punto che giustamente al contenitore è stato dato come titolo VARIA ET FRAGMENTA).
Il mondo poetico di Pina spazia quindi fra gli argomenti più disparati, in una sorta di impressioni che ha voluto manifestare per sé e per gli altri.
Il volume inizia con Le metamorfosi, con largo riferimento a quelle che avvengono in natura (semplicemente stupenda quella della foglia), ma anche a quelle dell’animo (Metamorfosi di un’idea). Si passa poi all’Album delle Brume, dove la natura e l’introspettiva risultano ancora sovrane.
Più raccolta, in sé, è la terza silloge (L’Essere) in cui la riflessione intima, pudica, si espande su temi meno terreni e più riferibili alla filosofia.
Nella quarta, Le Oscurità della Storia, riscontro una certa inclinazione a fatti e temi attuali, ovviamente visti poeticamente, come Nel Golfo Persico o nella struggente Morte di un bambino in guerra (Abbandono la mia vita/su questa terra contesa e vilipesa/dai potenti alchimisti/del fuoco!/…), oppure c’è una fonte di riflessione che porta a Il Tempo nella Storia (E’ confinato/nei forzieri ingannevoli/della memoria/il tempo della storia./…).
La quinta silloge si intitola I giorni e qui domina il tempo come in Ciclo vitale (Beffarda / l’aurora / sfuggì alla notte / amalgamando / il suo sfumato rosa / col chiarore del giorno. / Ma la notte / - in agguato - / righermì / al tramonto / i suoi colori.), dove nascita e rinascita del giorno sono dipinte con un cromatismo soffuso e dove le parole diventano immagini che parlano. C’è poi la poesia che dà il titolo all’intera raccolta, un testo breve, sintetico, ma un flash improvviso che squarcia il silenzio di una vita proprio ponendone i limiti ( La mia frontiera se / o TEMPO sconfinato! - / Mi disserri gli spazi / e li rinchiudi / passo su passo / respiro su respiro. ).
La sesta silloge si intitola Dediche e inizia con un’autentica perla, Per antichi sentieri (Pianeti azzurri / scaglie d’infinito / nuvole vaghe / in cerca di una zolla / -ruvida- / cui affidare il pianto / l’abituale pianto / dei sentieri antichi. /…), ma anche le altre poesie non sono da meno e i destinatari delle dediche o sono amici e conoscenti, oppure ignote, ma emblematiche figure, come il disertore sconosciuto de L’ultima visione (Il drappello arrancava / per balze, rupi / e viottoli d’ortiche. /…).
La settima fatica è un atto d’amore e d’onore ai Paesi, fra i quali non poteva mancare Firenze, una lirica dolente sul disfacimento di una città in un tempo non così lontano culla d’arte e di cultura. Ma un atto d’amore è anche per un luogo meno blasonato, ma ancora puro e intatto santuario della natura, a quella Marina di Cecina i cui i primi due versi definiscono in modo assoluto e completo il motivo della sua bellezza (Un lembo di spiaggia / vuota. /…).
I confini del tempo è un libro da cui la poesia prorompe in tutte le sue sfaccettature, è una raccolta in cui Pina Vicario ha profuso il suo impegno poetico relazionandosi continuamente con il suo io e i fatti, gli aspetti, le problematiche del mondo reale che interagisce con lei.
Emerge così la figura di una poetessa sensibile agli aspetti essenziali della vita e che senza tante perifrasi o arrampicate sugli specchi riesce a ritrasmettere ciò che, rielaborato, è stato fatto proprio dalla sua anima.
Non c’è freddezza in queste poesie, c’è invece tanto sentimento, tanta passione, tanto sdegno anche; c’è una persona viva, un essere che s’apre al mondo per dialogare, per trasmettere senza clamore la forza del suo sentire.
Il libro mi è piaciuto molto e perciò, più che consigliarne la lettura, la raccomando vivamente.




I confini del tempo
di Pina Vicario
Presentazione di Luigi Tassinari
Prefazione di Vincenzo Armone
Edizioni Agemina - ISBN: 9788895555027
www.edizioniagemina.it
edizioniagemina@alice.it
Poesia – raccolta
Pagg. 128 - Prezzo: € 10,00


Recensione di “Mela Mondì Sanò” (Palermo 22 aprile 2008)

Pina Vicario, oriunda di Galati Mamertino ME), si è trasferita giovanissima a Firenze. Ha dedicato tutta la sua vita allo studio, alla letteratura e all’editoria...
La sua ultima pubblicazione è “I confini del Tempo” un libro di poesie in cui l’immobilità del tempo si trasforma incarnandosi nell’esistenza di ogni essere vivente e generando metamorfosi che portano l’umanità sempre verso un più alto modo di sentire e percepire le cose.
Potremmo dire che circola nel suo lirico percepire un cambiamento darviniano del pensiero umano, e quindi della storia entro cui il tempo immobile assume le sembianze del divenire, non come atto meccanico ma come impresa umana collettiva che lo trasfigura attraverso piccole ma profonde vicende esistenziali entro cui emergono “contraddizioni”, “sogni bruciati”, “sospetti”, “approdi contrastanti di cadute”, ma che permettono di realizzare “l’essere”, ossia la verità sulla stessa pasta di cui siamo fatti.
E la storia che scorre “dopo i giorni di pioggia” e “mi narra di te”, pur “nell’incertezza dei segni”, ci rivela la verità su di noi che cerchiamo la pace “oltrepassando il limite dei draghi”.
Ma il tempo ha bisogno di uno spazio per farsi storia così esso si posa e si trasforma dentro la “madre terra del Natale” disegnando “una nuova e sconosciuta dignità” per un’umanità che, dopo avere scoperto “l’oro dei campi”, alla fine, dibattuta tra memoria e futuro, come una “marionetta” si ribella. Ma ormai ha “gli occhi secchi e il riso senza denti”
La poesia della Vicario suscita emozioni che vibrano di commozione.
Ella, non indulgendo a giochi estetici, è sempre lì, dietro i fili intrecciati dei suoi versi. Il suo lirico percepire coinvolge fino alla malinconia perché, nonostante la diffusa luminosità delle parole e degli oggetti, rivela un cuore sul quale la storia vi è passata tutta.


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