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Paolo Paoletti

autori

PAOLO PAOLETTI
S.ANNA DI STAZZEMA – Una Strage Aggiustata
Il complotto istituzionale per salvare i gappisti, i fascisti assassini, i partigiani sciacalli e il C.T.N.L., che li aveva protetti, attribuendo ai nazisti anche i crimini che non avevano commesso
Collana: Paesi, fatti, personaggi – La Storia
Edizioni Agemina 9788895555775
Pagg 760 Euro 40,00

Paolo Paoletti, il ricercatore che nel febbraio 1994 trovò a Washington il fascicolo della Commissione d’Inchiesta americana sulla strage di S. Anna; colui che nel 1998 dimostrò che per 54 anni si era indicato il battaglione sbagliato come responsabile della strage; colui che aveva intuito che l’ordine di mitragliare la folla sulla piazza era arrivato via radio, sei anni prima che i testimoni tedeschi lo confermassero al processo di La Spezia; l’autore di “Sant’Anna di Stazzema una strage impunita”(Mursia, 1998), oggi svela i retroscena del complotto istituzionale per “aggiustare” la strage. Per  questo nuovo libro non si è avvalso di ricerche in archivi stranieri: bastava ascoltare i testimoni oculari volutamente ignorati in precedenza e leggere le carte del processo di La Spezia del 2004. Tra l'altro i giudici militari avevano in mano le dichiarazioni coeve di due partigiani, i fratelli Curzi (in realtà Kurz), i quali nel settembre 1944 avevano dichiarato davanti agli inquirenti americani che c'era stata una battaglia tra partigiani e tedeschi con alcuni morti tra questi ultimi. I giudici militari sapevano anche che quel 12 agosto le Waffen-SS non avevano avuto alcun caduto, quindi giustamente avanzarono l'ipotesi che i cadaveri in divisa tedesca bruciati sulla piazza insieme ai civili appartenessero a "qualche italiano". Siccome neppure i partigiani avevano avuto perdite quel giorno, era evidente che i giudici si riferivano a caduti fascisti. Il complotto si palesa anche da questo silenzio istituzionale (Comune di Stazzema, provincia di Lucca, Regione Toscana, università italiane) sulle conclusioni dell'istituzione giudiziaria. Questo è il primo libro in cui si parla di gappisti che uccisero sei fascisti e ne ferirono tre, tutti camuffati da tedeschi, i cui cadaveri furono portati tra il 12 e il 13 agosto sulla piazza per esibirli come trofei. Lì però intervennero i partigiani sciacalli che dopo aver depredato i civili avevano bisogno di cancellare le tracce del loro crimine per cui gettavano nel rogo anche i cadaveri dei fascisti. E dire che tutto questo si ricava da tre articoli pubblicati sulla cronaca lucchese dell'organo del Comitato Toscano di liberazione Nazionale, La Nazione del Popolo.


FIRENZE
giugno-agosto 1944
Una liberazione a caro prezzo
Collana: Paesi, fatti, personaggi
La Storia
Edizioni Agemina  
9788895555225
Pagine 424 – Euro 24,00

L’autore riscrive quella pagina di storia fiorentina che va dal giugno all’agosto 1944, dal mese delle decisioni a quello delle distruzioni e delle vittime. Non un nuovo libro sulla Liberazione ma un libro nuovo e sconvolgente in quanto basato su fonti inglesi, americane, canadesi, indiane, neozelandesi, sudafricane e tedesche.
Un libro scomodo perché si rifà alle fonti cancellate dalla vulgata, un libro che pone soprattutto domande: fu davvero inevitabile il passaggio del fronte attraverso la città? Si poteva salvare la città dalle distruzioni della guerra? La guerra dentro quel museo all’aperto che era  Firenze fu un ineluttabile destino, come lo è un terremoto o un ciclone? Oppure come ogni sciagura umana fu una scelta insana fatta da politici e militari? Il 30 luglio, Alexander lanciò un volantino in cui invitava i fiorentini a “salvare i ponti”: ottenne quello che voleva evitare. Per quale somma di errori a Firenze si arrivò alla tragica realtà delle guerra di tutti contro tutti?
A 65 anni dai fatti è arrivato il momento di riflettere sul nostro recente passato. Se gli Alleati avessero riconosciuto Firenze città aperta o, se più semplicemente avessero compiuto una manovra aggirante, per costringere i tedeschi a ritirarsi, come fecero i francesi a Siena, la nostra città sarebbe uscita dalla bufera della guerra con i soli scempi causati dai cinque bombardamenti aerei americani?
Purtroppo la scelta del comandante in capo delle truppe alleate in Italia, maresciallo H. R. Alexander, andò contro i suggerimenti di Londra e puntò su Firenze, l’unica città con i suoi sei ponti intatti sull’Arno.
L’unica città italiana che aveva raddoppiato i suoi abitanti grazie alle dichiarazione tedesca di città aperta, l’unica città italiana dove gli occupanti protessero le opere d’arte inamovibili (cappella Brancacci) e, secondo i liberatori, lasciarono 22 giorni di scorte alimentari. Se Churchill scrisse che “I neozelandesi costrinsero i tedeschi a ripiegare attraverso Firenze”, se gli storici angloamericani hanno affermato che Kesselring cercò di danneggiare Firenze il meno possibile, perché la vulgata fiorentina afferma il contrario? Il C.T.L.N. combatté tutte le soluzioni pacifiche e indolori per salvare Firenze in perfetta sintonia con i fascisti, tutti e due decisi a vendicarsi tra le mura cittadine.
Così Firenze fu il primo palcoscenico dei franchi tiratori, che avevano fatto le prove generali alle cave di Maiano e porteranno in giro per l’Italia il loro spettacolo di morte.

CEFALONIA  
“SANGUE  INTORNO ALLA CASETTA ROSSA”
La fucilazione degli Ufficiali della Divisione Acqui  
24-25 settembre 1943

Edizioni Agemina - 9788895555126
Collana : Paesi, fatti, personaggi -  La storia
brossura, rilegato filo refe
pagg. 184 (15x21) € 16,00


Paolo Paoletti, autore di numerosi saggi storici, di cui uno “Firenze Agosto 1944” - Alleati, tedeschi, partigiani e franchi tiratori nel mese più sanguinoso della storia fiorentina - pubblicato dall’Agemina (2004), nella collana “Paesi, fatti, personaggi - la storia”, ci presenta oggi un nuovo libro sulla memoria e sulle stragi naziste.
“Cefalonia - Sangue intorno alla Casetta Rossa – La fucilazione degli Ufficiali della Divisione Acqui”: già il titolo del libro ci dà l’idea dell’orrore che seguì alla resa della divisione Acqui a Cefalonia. L’autore, con la sua consueta perizia, e col fiuto inconfondibile del ricercatore di razza, chiude il suo ciclo di studi sulla divisione cercando di dare un nome a quei soldati dimenticati dalla Patria.

Nell’introduzione al libro fatta dallo stesso Autore si legge:
Scriveva giustamente Alfio Caruso nel 2000: “Nella triste memoria delle sofferenze questa ‘casetta rossa’ merita di stare con le Fosse Ardeatine e con la Risiera di San Saba. Peccato che nessuno se ne ricordi”.
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La “Casetta Rossa” o “Casa Rossa”, un villino tinteggiato di rosso colpito dalle bombe tedesche, nei pressi di Capo S. Teodoro, all’estremità sud del golfo di Argostoli, nella parte occidentale dell’isola di Cefalonia, fu il punto di raccolta degli ufficiali della Divisione Acqui destinati alla fucilazione.
Lì, oltre un centinaio di ufficiali, prigionieri di guerra, trascorsero le loro ultime ore di vita, in attesa del loro turno davanti al plotone d’esecuzione.
Gruppi di otto alpini tedeschi si alternarono, per una intera mattinata, davanti a tre fosse naturali per assolvere al loro macabro rituale di morte.
Questa casa in riva al mare, circondata da un giardino recintato, si può e si deve considerare uno dei simboli dell’eccidio di Cefalonia e quindi di uno dei più iniqui massacri di prigionieri di guerra dell’intera seconda guerra mondiale.
La ‘Casetta Rossa’ è subito assurta a  luogo rappresentativo della strage dei soldati italiani della divisione Acqui a Cefalonia.
Il sacrificio degli ufficiali italiani divenne subito noto, forse grazie alla missione inglese presente sull’isola o forse alla Croce Rossa Internazionale, che sembra aver fatto un’ispezione sull’isola nelle settimane successive al massacro.
Già nel dicembre 1944 la Psychological Warfare Branch, una branca dei servizi segreti angloamericani addetti alla propaganda, scriveva nel suo bollettino: “Il comportamento degli ufficiali italiani alla triste ‘Casetta rossa’ di Cefalonia non appartiene alla storia ma al mito. Ad uno ad uno, nobilissimi cavalieri del dovere e dell’onore, essi salirono con sublime serenità il calvario che ancora li separava dalla gloria”. Dopo la fama seguita al ritorno da Cefalonia dei 1286 militari del Raggruppamento Banditi Acqui, parte dei superstiti del massacro, la retorica si è impadronita della Casetta Rossa e dei suoi caduti, ovviamente senza mai studiarne la reale vicenda.
Questo libro sugli ufficiali italiani fucilati dopo la resa del 22 settembre 1943 a Cefalonia vuol essere il nostro personale omaggio verso quei caduti, dimenticati dalla Patria. Una nazione che scrive sul cippo a ricordo della strage due date sbagliate e un numero errato di caduti, che non si è mai preoccupata di dare un nome a quei fucilati, si può e si deve chiamare Patria ingrata.
Nell’isola greca di Coo nel 2002 i tedeschi hanno posto una lapide per ricordare il loro misfatto commesso contro gli ufficiali prigionieri di guerra, a Cefalonia no: era troppo difficile per lo stato tedesco chiedere perdono per un massacro di circa 4.000 soldati inermi. A Cefalonia i tedeschi misero ogni cura per cancellare le tracce delle spoglie delle loro vittime: trasformarono in pire umane le cataste di soldati massacrati nelle esecuzioni di massa, zavorrarono i corpi degli ufficiali fucilati alla Casetta Rossa e li gettarono in mare. Nonostante la presenza dell’ambasciatore tedesco ad Atene alle cerimonie e al convegno di studi del 2003 ad Argostoli, ancor oggi i tedeschi dimostrano quanto meno di avere una cattiva coscienza sull’eccidio commesso  contro migliaia di prigionieri di guerra, di cui hanno mandato assolti tutti gli esecutori materiali..
A Corfù nel 2003 l’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia e l’Associazione Divisione Acqui hanno collocato un piccola targa nel parco davanti alla fortezza vecchia senza avventurarsi nel numero e nel nome degli ufficiali fucilati ai piedi dei bastioni. A Cefalonia, da quando il Ministero della Difesa nel 1958 eresse un monumento con date e numeri dei caduti sbagliati, lo Stato italiano va a fare solo passerella per la televisione pubblica, senza mai contribuire con un segno concreto alla costruzione della memoria...
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