EDIZIONI AGEMINA


Vai ai contenuti

I DETTI DELLE NOSTRE NONNE

CATALOGO






I detti delle nostre nonne

SERGIO GIANCLAUDIO CERRETI
“I DETTI DELLE NOSTRE NONNE” MODI DI DIRE POPOLANI IN USO NEL CONTADO SESTESE FRA OTTOCENTO E PRIMA METÀ DEL NOVECENTO
Prefazione di IVAN DELLA MEA
Edizioni AgeminaISBN 978-88-95555-03-4Pagine 168 Euro 14,00
Giorni fa Sergio Gianclaudio Cerreti è venuto a trovarmi all’Istituto Enesto de Martino di Sesto Fiorentino. Saluti vari e cordiali. Mi fece memoria di un nostro incontro precedente: mi scusai, memoria non ho e non sempre è un male, salva soprattutto quando non hai voglia di ricordare; ma non fu il caso di Sergio Gianclaudio Cerreti.Ci siamo parlati. Mi ha consegnato le bozze del suo libro “I detti delle nostre nonne - modi di dire popolani in uso nel contado sestese fra Ottocento e prima metà del Novecento”... e daga che l’è un sass... ho pensato adottando un modo popolano d’area padana; questo per dire che non mi sentivo in grado di fare ciò che il Cerreti mi chiedeva: una breve presentazione. Successe poi che la sua determinazione mi andò in simpatia. “Ci provo” gli dissi. Ci sto provando.La pretesa di questo lavoro di Sergio Gianclaudio Cerreti è di non avere pretese e questo è già un valore in sé. Non scomoda e nemmeno s’accomoda a discipline più o meno attinenti: antropologia, etnografia, demologia, studio delle tradizioni popolari, storiografia orale, glottologia, dialettologia. È, questo suo, un lavoro in omaggio al tempo e alle cose del suo tempo, o meglio del tempo delle nonne, e dunque ai mutamenti strutturali tra campagna e borgo urbano e la grande fabbrica: in questi casi i motti, i detti, vengono adattati spesso dalle nonne stesse al nuovo che avanza con l’avvertenza, bonaria e arguta sempre, che siffatto nuovo avesse sentimenti e orecchi di riguardo per lo jeri che spesso, se ben combinati, possono contribuire e di molto a fare migliore il domani.Di raccolte così organiche non ho conoscenza; peraltro, se ne ragionò l’Autore e io, nemmeno si possono fermare a un tempo o a una data poiché molti detti e motti hanno per caratteristica fondante e fondamentale il fatto di proseguire, di aggiornarsi, di ancora proporsi e riproporsi: di fare saggezza a volte, a volte costume, non di rado senso civico, medianità a smussare spigoli, omaggio di sorrisi, sfottò benevoli.Leggendo a filo io intravvedo figure che ancora fanno comunità, che resistono alla reductio ad unum, che chiedono di vivere e di essere vissuti come cittadini. E nemmeno posso assumere a pietra di paragone le raccolte di un Cletto Arrighi milanese o di un Gastone Venturelli lucchese per non dire dei Nigra e dei Pitré e dei D’Ancona e dei Favara di studiosi delle tradizioni popolari che hanno voluto fermare siccome memoria significante i canti; epperò la materia di questi detti delle nostre nonne è affatto simile e dunque è parte significante della stessa cultura di tradizione orale.Sergio Gianclaudio Cerreti non fa il verso al popolo, ne documenta espressioni, modi di dire, aforismi, motti, facezie, riverenze e irriverenze e tutto questo non per velleitarismi identitari ma per dire che tra gli uomini e le opere e i giorni questi “materiali” furono cosa viva, raccontarono stati d’animo collettivi e soggettivi, usarono saggezza e ironia e spesso disincanto, fecero comunicazione, informazione e formazione: in sintesi, io credo che non poco della comunicazione orale odierna, sociale e spontanea, immediata, d’uso comune, tragga linfa vitale da “I detti delle nostre nonne”. In essi non è raro l’uso della critica e dell’autocritica e cioè di qualcosa che s’avrebbe a tenere di molto caro anche in questo nostro presente e nel futuro a venire: e non sarebbe jattura da poco se per i nostri nipoti non ci fosse più, alla bisogna, qualche detto o motto di una qualche nonna. Ben venga dunque la passione di Sergio Gianclaudio Cerreti.Questo suo lavoro, fatica d’anni, si porta appresso l’amore non del bel tempo che fu, che già sarebbe di per sé e in sé cosa buona ancorché forse eccessivamente folclorica, no, la sua raccolta è parola significante, ci dice dell’uomo storico che ha vissuto e vive la trasformazione del suo habitat protagonista a pieno diritto della cultura di Sesto Fiorentino e dei sestesi: ai quali un detto della nonna, di quando in quando, non potrebbe fare che bene.IVAN DELLA MEALa storia di un popolo è legata agli avvenimenti, ai luoghi, all’ambiente fisico e umano, ai costumi, alle abitudini, e anche alla lingua, alla parola, all’inflessione della voce.Il tempo passa e anche il linguaggio - contrassegno di appartenenza a un gruppo sociale - giorno dopo giorno, si trasforma, si arricchisce di neologismi, di forestierismi, subisce un costante allontanamento dal suo nucleo iniziale.Ma perché la lingua toscana, come elemento storico-geografico tra la fase d’origine e la contemporaneità, non cada nella caligine del dimenticatoio, Sergio Gianclaudio Cerreti, appassionato cultore delle tradizioni toscane - e di quelle sestesi in particolare - con una ricerca puntigliosa, acuta, dettagliata, ha sviscerato parole e detti in uso nel linguaggio comune degli antenati portando a termine questo importante “I detti delle Nostre Nonne”, dove ha trasfuso tutta la sua passione per il passato, facendoci riascoltare colori, suoni, accenti, inflessioni vocali del vernacolo, relativi ai luoghi e all’ambiente fisico cui è sentimentalmente legato.Un lavoro da certosino, sottigliezze della memoria in prima istanza, ma anche ricerca intensa, decisa, tra reperti dispersi, dimenticati e sommersi nell’oscuro limbo dell’oblio.Rileggerli è come ritrovare l’anima, l’interezza, il calore di esistenze ormai scomparse, ma pur sempre cellule primarie del presente e dell’educazione di una comunità.Non si tratta di una trascrizione fredda e tecnica dei “modi di dire” tramandati o delle varianti possibili e più vicine all’originale. Cerreti ha fatto anche una minuziosa traduzione letterale del testo aggiungendovi una interpretazione del detto, intercalata spesso da episodi o avvenimenti che hanno determinato e dato origine al detto stesso.Leggere “I detti delle Nostre Nonne” significa dunque scoprire una fonte inesauribile di sorprese oltre che il calore, gli usi, la fantasia e i costumi di un passato non molto lontano.Come Cerreti stesso afferma, molti “detti” li ha ascoltati dalla voce viva di Nonna Giulia e dalle donne anziane del tempo, assimilandoli nella memoria e recuperandoli per darci oggi il piacere di rileggerli in questo che può essere considerato un “documento storico”, un libro di estrema importanza per la salvaguardia e il recupero delle tradizioni culturali e linguistiche del Territorio Sestese e Toscano. Il lettore ritroverà un mondo affascinante, a misura d’uomo, e attraverso questi “antichi detti”, queste piccole schegge del passato, potrà ricostruire parte della storia di una collettività e di un territorio.



Torna ai contenuti | Torna al menu