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I RAGAZZI DEL RIONE ZACCANEDDRI

NOVITA'

I ragazzi del rione Zaccaneddri

PIETRO TRAPASSI

Prefazione di Carmelo Mezzasalma
Pagine 184 (14 x 21)ISBN 9788895555065Euro 14,00


Diversi anni fa Gesualdo Bufalino, l’autore di Diceria dell’untore, tentò di censire quelle isole che convivono, o si scontrano, dentro l’isola più grande del Mediterraneo, in un libro che portava il titolo La luce e il lutto. Ed annotava, anche a proposito dei siciliani: “Ogni siciliano è, di fatto, una irripetibile ambiguità psicologica e morale. Così come l’isola tutta è una mischia di lutto e di luce. Dove più nero è il lutto, ivi è più fragrante la luce, e fa sembrare inaccettabile la morte”, mentre la stessa radice comune dei siciliani, la loro essenza, si trova sospesa “fra mito e sofisma, tra calcolo e demenza; sempre pronta a ribaltarsi nel suo contrario, allo stesso modo di un’immagine che si rifletta rovesciata nell’ironia di uno specchio”. Anche le città della Sicilia potrebbero rientrare in questo affresco, forte e in apparenza impietoso, che Bufalino ci ha consegnato per parlarci di quell’isola al plurale che è la Sicilia. Di fatto, anche Palermo, sul promontorio di roccia che si affaccia sul mare, al centro della Conca d’oro, è una città del bianco e del nero, della luce e del lutto, che contiene in sé innumerevoli capolavori artistici e architettonici, stratificazioni storiche, abitudini, incrostazioni so- ciologiche, insieme a una bellezza che la fa essere una città stupenda e, per certi aspetti, irripetibile. Così Palermo è la città di una grande cultura e sensibilità artistica, ma anche la città di quell’inverosimile scempio urbanistico che, tra l’altro, affonda le sue radici nelle cronache della «vita offesa» (T.W. Adorno) e di cui la mafia non sembra essere altro che l’ultimo anello di una catena di lutti e prevaricazioni, che hanno segnato la sua storia nel tempo.Anche Pietro Trapassi, al suo secondo romanzo, con I ragazzi del rione Zaccaneddri, ci parla di Palermo e, per l’esattezza, di un quartiere periferico della città, nel trapasso epocale tra gli anni ’50 e ’60. L’epoca ben nota del boom economico o del “paese mancato” per dirlo nel linguaggio degli storici. In ogni caso, egli ci parla di una città insolita, di una città ritrovata, nel senso proustiano del termine, attraverso lo scandaglio esistenziale di un gruppo di amici che nella loro biografia recano le tracce o le stimmate di quel trapasso, a tratti tumultuoso e a volte distruttivo. In effetti, la vita della Sicilia, per secoli nel silenzio più assoluto, dopo l’Unità d’Italia, viene riscattato da un’attenzione morbosa, preconcetta che ha coinvolto scrittori, studiosi, storici, politici, giornalisti, magistrati. Ogni tentativo di delineare questa Sicilia e, per conseguenza, i Siciliani è diventato una rilettura che indulge ora su questo ora sull’altro aspetto, ma senza riuscire a cogliere, nella sua totalità, quell’enigma che è “l’isola impareggiabile”.Dicevamo di una Palermo insolita, quella che ci descrive Pietro Trapassi nel suo romanzo. E, infatti, la città è protagonista di questo libro, scritto con felicità e intento rammemorante, ma una città colta nel suo aspetto quotidiano, nelle vicissitudini, appunto, delle vicende di protagonisti che, per la verità, potrebbero appartenere a qualsiasi luogo, poiché lo scopo dello scrittore è quello di giungere ad una universalità senza frontiere geografiche. È questo il tema interessante de I ragazzi del rione Zaccaneddri, mentre il secondo non è meno pregnante: è la storia di una “educazione sentimentale”, ma una educazione centrata sull’amicizia, sul suo significato anche sugli sviluppi della vita adulta, sulla sua dinamica profonda tra lealtà e tradimento. La storia di Giorgio, di Nino, di Roberto, ma anche di Elisabetta, Giulia, Lucia si snoda, in effetti nel trapasso dalla prima adolescenza alle soglie della giovinezza dove la vita, con le sue pulsioni e con la sua trama sociale, incalza questi protagonisti a prendere posizione di fronte a se stessi e di fronte all’amicizia stessa.Pietro Trapassi così segue le vicende di questi giovani, disegnandoli sullo sfondo di un ambiente che, pur uscendo dalle drammatiche vicende della guerra, non incrina affatto la loro splendida vitalità e la loro capacità di sentire i sentimenti con una semplicità ancora incontaminata e ricca di risvolti psicologici e morali. Ma poi, ecco la vita, con le sue ambiguità e le sue tensioni sociali ed economiche, presentare, per così dire, il conto. E sarà un conto doloroso, come spesso accade nella realtà. Di fatto, sullo sfondo di questa stagione felice dell’esistenza, si staglia quella minaccia, sociale ed economica - non ultima quella della mafia -che mina alla base quella vitalità e quei sentimenti che i protagonisti hanno conosciuto nel loro aprirsi alla vita e agli altri. Un banale incidente, uno scherzo innocente, trasforma il destino dei protagonisti in un gorgo di amara disillusione. La luce e il lutto, dunque, anche per l’amicizia che, in un ambiente come Palermo, conosce il dramma della scelta tra la libertà interiore e la sottomissione alla legge del più forte o, in apparenza, di colui che sembra vincente. Peccato, verrebbe voglia di dire, poiché questi giovani hanno ricevuto dalle loro famiglie una educazione umana e morale, una dignità dell’anima, che avrebbe meritato qualsiasi prezzo. I ragazzi del rione Zaccaneddri si conclude con la perdita di un sogno lungamente accarezzato che la vita non ha esitato a infrangere con le sue leggi di opportunismo e di ipocrisia.In ogni caso, prima di lasciarci a questa conclusione sofferta e, ahimé anche veritiera, il romanzo di Pietro Trapassi aggiunge uno spaccato davvero originale e che è rappresentato dal problema religioso. Fatto un po’ insolito nella letteratura di questi anni e tanto più insolito poiché non è condotto con mano polemica e, tutto sommato, scontata. Anzi, seguendo Giorgio nella sua vocazione religiosa tra i Gesuiti, lo scrittore descrive un ambiente educativo che forgia bene la personalità del protagonista nelle sue scelte morali, pur concludendosi con l’abbandono di quella vocazione. E, tuttavia, l’abbandono non significa affatto la smentita di quella urgenza profonda e generosa che ha condotto Giorgio sulla soglia del sacerdozio.Tutto sommato, con I ragazzi del rione Zaccaneddri, Pietro Trapassi ci consegna un romanzo che oscilla tra la realtà della vita e un certo scandaglio autobiografico nel senso nobile del termine.Come ha scritto Duccio Demetrio, attento indagatore di questa “Scrittura errante” che è l’autobiografia, c’è oggi grande bisogno di riconquistare i valori della solidarietà e della partecipazione a compiti che contrastino l’irrazionalismo così diffuso nel nostro tempo. Ma, a patto di rendere tutto ciò il frutto di una adesione convinta, di una ricerca del senso di sé che si può costruire solo attraverso la percezione acuta di possedere una propria biografia. Così, pur partendo dalla sua Palermo e dai molti ricordi che la città affolla nella sua anima, lo scrittore approda a questo senso profondo e universale del suo raccontare che ha come tema non solo l’amicizia, ma la libertà. La libertà vera, contrariamente a quel che si crede, è una libertà solidale, dunque, di amicizia ed è, in sostanza, uno sfuggire alla dinamica tra la luce e il lutto in nome della fedeltà alla propria anima, costi quel che costi.


 
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