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CEFALONIA,SANGUE INTORNO LA CASETTA ROSSA

NOVITA'

PAOLO PAOLETTI
CEFALONIA  
“SANGUE  INTORNO ALLA CASETTA ROSSA”
La fucilazione degli Ufficiali della Divisione Acqui  
24-25 settembre 1943


Edizioni Agemina - 9788895555126
Collana : Paesi, fatti, personaggi -  La storia
brossura, rilegato filo refe
pagg. 184 (15x21) € 16,00



Paolo Paoletti, autore di numerosi saggi storici, di cui uno “Firenze Agosto 1944” - Alleati, tedeschi, partigiani e franchi tiratori nel mese più sanguinoso della storia fiorentina - pubblicato dall’Agemina (2004), nella collana “Paesi, fatti, personaggi - la storia”, ci presenta oggi un nuovo libro sulla memoria e sulle stragi naziste.
“Cefalonia - Sangue intorno alla Casetta Rossa – La fucilazione degli Ufficiali della Divisione Acqui”: già il titolo del libro ci dà l’idea dell’orrore che seguì alla resa della divisione Acqui a Cefalonia. L’autore, con la sua consueta perizia, e col fiuto inconfondibile del ricercatore di razza, chiude il suo ciclo di studi sulla divisione cercando di dare un nome a quei soldati dimenticati dalla Patria.

Nell’introduzione al libro fatta dallo stesso Autore si legge:
Scriveva giustamente Alfio Caruso nel 2000: “Nella triste memoria delle sofferenze questa ‘casetta rossa’ merita di stare con le Fosse Ardeatine e con la Risiera di San Saba. Peccato che nessuno se ne ricordi”.
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La “Casetta Rossa” o “Casa Rossa”, un villino tinteggiato di rosso colpito dalle bombe tedesche, nei pressi di Capo S. Teodoro, all’estremità sud del golfo di Argostoli, nella parte occidentale dell’isola di Cefalonia, fu il punto di raccolta degli ufficiali della Divisione Acqui destinati alla fucilazione.
Lì, oltre un centinaio di ufficiali, prigionieri di guerra, trascorsero le loro ultime ore di vita, in attesa del loro turno davanti al plotone d’esecuzione.
Gruppi di otto alpini tedeschi si alternarono, per una intera mattinata, davanti a tre fosse naturali per assolvere al loro macabro rituale di morte.
Questa casa in riva al mare, circondata da un giardino recintato, si può e si deve considerare uno dei simboli dell’eccidio di Cefalonia e quindi di uno dei più iniqui massacri di prigionieri di guerra dell’intera seconda guerra mondiale.
La ‘Casetta Rossa’ è subito assurta a  luogo rappresentativo della strage dei soldati italiani della divisione Acqui a Cefalonia.
Il sacrificio degli ufficiali italiani divenne subito noto, forse grazie alla missione inglese presente sull’isola o forse alla Croce Rossa Internazionale, che sembra aver fatto un’ispezione sull’isola nelle settimane successive al massacro.
Già nel dicembre 1944 la Psychological Warfare Branch, una branca dei servizi segreti angloamericani addetti alla propaganda, scriveva nel suo bollettino: “Il comportamento degli ufficiali italiani alla triste ‘Casetta rossa’ di Cefalonia non appartiene alla storia ma al mito. Ad uno ad uno, nobilissimi cavalieri del dovere e dell’onore, essi salirono con sublime serenità il calvario che ancora li separava dalla gloria”. Dopo la fama seguita al ritorno da Cefalonia dei 1286 militari del Raggruppamento Banditi Acqui, parte dei superstiti del massacro, la retorica si è impadronita della Casetta Rossa e dei suoi caduti, ovviamente senza mai studiarne la reale vicenda.
Questo libro sugli ufficiali italiani fucilati dopo la resa del 22 settembre 1943 a Cefalonia vuol essere il nostro personale omaggio verso quei caduti, dimenticati dalla Patria. Una nazione che scrive sul cippo a ricordo della strage due date sbagliate e un numero errato di caduti, che non si è mai preoccupata di dare un nome a quei fucilati, si può e si deve chiamare Patria ingrata.
Nell’isola greca di Coo nel 2002 i tedeschi hanno posto una lapide per ricordare il loro misfatto commesso contro gli ufficiali prigionieri di guerra, a Cefalonia no: era troppo difficile per lo stato tedesco chiedere perdono per un massacro di circa 4.000 soldati inermi. A Cefalonia i tedeschi misero ogni cura per cancellare le tracce delle spoglie delle loro vittime: trasformarono in pire umane le cataste di soldati massacrati nelle esecuzioni di massa, zavorrarono i corpi degli ufficiali fucilati alla Casetta Rossa e li gettarono in mare. Nonostante la presenza dell’ambasciatore tedesco ad Atene alle cerimonie e al convegno di studi del 2003 ad Argostoli, ancor oggi i tedeschi dimostrano quanto meno di avere una cattiva coscienza sull’eccidio commesso  contro migliaia di prigionieri di guerra, di cui hanno mandato assolti tutti gli esecutori materiali..
A Corfù nel 2003 l’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia e l’Associazione Divisione Acqui hanno collocato un piccola targa nel parco davanti alla fortezza vecchia senza avventurarsi nel numero e nel nome degli ufficiali fucilati ai piedi dei bastioni. A Cefalonia, da quando il Ministero della Difesa nel 1958 eresse un monumento con date e numeri dei caduti sbagliati, lo Stato italiano va a fare solo passerella per la televisione pubblica, senza mai contribuire con un segno concreto alla costruzione della memoria...
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Cefalonia sangue intorno alla casetta rossa
Cefalonia sangue intorno alla casetta rossa
Paolo Paoletti
16,00 € Aggiungi
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